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Le due interpretazioni del cardinal Schuster

A proposito del fonte battesimale, l’arcivescovo di Milano cardinale Ildefonso Schuster, subito dopo la sua visita pastorale a Dairago, compiuta il 20 e 21 maggio 1939, scriveva sul quotidiano cattolico “L’Italia”:

Trattasi di una tazza marmorea battesimale, a forma di capitello, col colletto tanto alla base che all’orlo.
Sui quattro angoli un po’ smussati e sciupati dal millenario consumo – soprattutto adesso che la tazza è ridotta al più modesto uso di acquasantiera – veggonsi quattro interessantissime rappresentazioni simboliche.
Ritti in piedi appaiono quattro personaggi, rivestiti di tunica succinta, col lungo cingolo che scende come un ornamento sino alle ginocchia. Allargano le ampie ali, così da ricoprire tutta intera la tazza, quasi in senso di protezione e di difesa.
Il primo personaggio sostiene innanzi al petto la croce; il secondo appoggia invece la sua testa sulla palma della mano destra, quasi in atto di meditare; mentre il terzo angelo sostiene un libro aperto sulle ginocchia; il quarto mostra una gran chiave.
Non è troppo facile comprendere l’ordine di codesta serie di quattro figure simboliche.
La chiave è quella del cielo, ovvero quella della chiesa e dei Sacramenti? Se si vuole indicare che il Battesimo è la chiave che apre al fedele la porta della Chiesa e l’adito ai Santi Sacramenti, il ciclo dovrebbe incominciare col personaggio alato che tiene codesta gran chiave simbolica.
Seguirebbe l’altro col codice del Vangelo sulle ginocchia; viene poi il terzo, l’angelo della meditazione, che colla mano sostiene la gota; resta da ultimo quello che sorregge la Croce, la quale indica al cristiano il cammino della vita eterna.
Se invece il ciclo simbolico comincia con l’Angelo Stauroforo, il quale potrebbe simboleggiare la prima croce che si imprime sulla fronte del battezzando, il secondo angelo che poggia la mano sulla guancia potrebbe invece alludere al Pax tecum del Vescovo, quando amministra la Confermazione.
Dopo il battesimo, avremmo la rappresentazione simbolica della Cresima.
Il terzo angelo che sostiene il libro del Vangelo, simboleggia indubbiamente l’istruzione catechistica che, dopo la Confermazione, deve accompagnare il fedele per tutta la vita.
Viene finalmente il quarto angelo, colla chiave del Paradiso: è come l’epilogo del dramma della salvezza cristiana: è la conclusione legittima delle tre scene precedenti.
Il monumento che nessuno finora ha decifrato, merita d’essere ben studiato ed accuratamente conservato. Se potesse venir restituito al suo originario uso battesimale, acquisterebbe un alto valore, giacché in quella rozza tazza battesimale, vennero immerse per molti secoli centinaia di generazioni di cristiani; quando cioè al battistero di Dairago si portavano i nati di ben 46 paesi! I SS. Aymo e Veremondo di Turbigo, fondatori del cenobio delle Benedettine di Meda, non furono forse immersi nel nostro fonte battesimale?
La tazza battesimale di Dairago apparisce bensì rozza; ma che meraviglioso poema simbolico non sa cantare codesto ignoto e semplice artista, che mille anni e più fa ideò e scolpì quei quattro angeli coi simboli sacramentali!

Il ripristino del battistero

Il 18 giugno seguente, sempre sulle pagine del giornale “L’Italia”, il Cardinale rievocava il ripristino dell’antico battistero dairaghese:

A ricordo della Visita Pastorale, il buon Prevosto di Dairago si è affrettato a restituire al primitivo suo uso la tazza battesimale istoriata, di cui si diede notizia qualche settimana fa! Scartabellando nell’Archivio Parrocchiale, si è trovato che nel giugno 1570, quando San Carlo visitò la Pieve, esistevano appena le rovine dell’antico sacello del battistero, distinto e separato dalla Chiesa, come voleva la primitiva disciplina.Quella vecchia tazza con quei sgorbi di angeli scolpiti da mano Longobarda un migliaio di anni fa, dovette fare a San Carlo un’impressione meno buona. Forse i secretari e notari che l’accompagnavano, ci aggiunsero le impressioni loro. Il Santo fini per trovare che la vasca era brutta, che era troppo piccola, che era sconveniente per un uso così sacro, quale il battesimo! Siccome poi il Borromeo né era archeologo, né allora aveva al suo seguito alcuno che gli spiegasse il valore storico del cimelio coll’arcaico simbolismo battesimale di quei quattro angeli colla Croce, col Vangelo e colla chiave del Paradiso in mano, l’Arcivescovo finì per ordinare senz’altro che, pena la proibizione di battezzare più a Dairago, si erigesse un nuovo battistero e una nuova vasca, nell’interno della prepositurale.Si vede tuttavia, che lo stesso San Carlo non era interamente persuaso dell’opportunità del suo reciso provvedimento; perché nello stesso decreto, soltanto qualche riga appresso, egli si riprende, e dichiara esplicitamente, che la vecchia tazza battesimale allora potrebbe benissimo venir conservata al suo millenario uso, qualora intorno le si erigesse un degno battistero nell’interno della chiesa.È precisamente quello che, dopo tre secoli e mezzo, ha inteso di fare lo zelante Preposto di Dairago D. Paolo Crespi, il quale, a memoria del Santo Arcivescovo, ha collocato altresì questa lapide:

UNDE • M • ANTE • ANNOS
TOTIUS • PLEBIS • DAIRACI
ORIGINALIA • ABLUTA
SUNT • CRIMINA
PAULUS • PP • CRESPI
AD • S • KAROLI • BORROMEI • VOTUM
PRESTINO • RESTITUIT • USUI
ANNO • MDMXXXIX
L’antica vasca battesimale
dove or fanno quasi X secoli
le Parrocchie della Pieve di Dairago
vennero a lavare la colpa originale
PAOLO CRESPI PREPOSTO
in omaggio al voto di S. Carlo Borromeo
restituì al pristino ufficio
l’anno del Signore MCMXXXIX

Il cardinal Schuster, l’anno successivo, raccolse le sue “note di visita pastorale” nel volume che egli, con termine greco, intitolò Odoporicon 1939, cioè diario di viaggio, pubblicato a Milano nel 1940.
Nel 1999 la cappella del battistero è stata ampiamente rinnovata, con la nuova pavimentazione di forma ottagonale, fatta riutilizzando alcune beole che ricoprivano le antiche tombe venute alla luce durante lo scavo archeologico. Il fonte battesimale, ripulito e collocato al centro dell’ottagono, poggia ora su un tronco di colonna in granito bianco.

Gruppo di Ricerca Storica

Tratto da: GRSD, San Genesio di Dairago chiesa madre,
Dairago 2000, pp. 33-37.
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